Edizione n°2 volantino

                                       
                                          "Questo ho, quello che ho donato"


Editoriale
Stiamo attraversando un freddo, drammatico e spietato periodo di crisi: un autunno non solo politico e finanziario, ma sopratutto socio-culturale, che ha come unica origine noi soli. (alcuni più di altri ovviamente). C'è bisogno di un cambiamento radicale, di un "ribaltone": è evidente. Ma non tanto politico, quanto sociale e culturale! Se accadrà poi, la politica seguirà a ruota. Siamo noi, unicamente noi, la società che fa cultura. In particolare noi studenti, che facciamo e siamo la cultura, dobbiamo guardare alle origini per capire il senso delle cose, uscendo finalmente da questa idea comune che da per scontato e per "a posto" tutto. Non è più la Belle Epoque, non si può star più nei caffè a parlare semplicemente del più e del meno. Nel nostro piccolo, com'è questo volantino, non possiamo più dire "ci penserà qualcun'altro". Passo dopo passo, guardando indietro, dobbiamo ricostruire laddove è franato.           
                                                                                                         Gianluca  Gemmani          




E' inevitabile in questo susseguirsi di problemi economici, confusioni mondiali e manovre nascoste che soprattutto noi, come studenti, restiamo in allerta, con le antenne pronte a captare ogni singola scossa e cambiamento. Credo che il modo più maturo per entrare dentro questo burrascoso periodo storico, intriso di una crisi peggiore di quella del '29, sia quello di prestare attenzione lasciandosi punzecchiare da qualsiasi cosa.
Lasciarsi punzecchiare vuole dire prendere in considerazione, appunto, prestare attenzione alle notizie che sentiamo dai telegiornali o quelle scritte sulle locandine davanti alle edicole, al poeta che studiamo a scuola o a tuo padre che torna stanco e preoccupato dal lavoro.
Osservo le persone in treno, sull'autobus, quelle che camminano per strada e mi chiedo se anche loro,come me, sentono che il sacrificio che ci è imposto da chi ha scelto il potere piuttosto che l'umiltà possa farli tornare ad essere più vivi, scalpitanti e adolescenti. Mi chiedo se sceglieranno di abbassare il capo e lamentarsi fra sè o se invece sanno che la loro vita sarà invasa da nuove sì fatiche ma dolci e utili.
Parlo di sacrificio perchè io devo essere consapevole che non è tutto regalato come ci fanno spesso credere e che non sarà sempre tutto cosi facile e a portata di mano come si vede nei film o nelle pubblicità.
Credo che non debba essere la pesantezza a spaventarci ma piuttosto il lamento che sentiremo sempre piu spesso. Credo che dopo lo schiaffo viene il momento in cui si cresce, e, sopratutto spero che dalla difficoltà possa sorgere un cuore più pulito e meno infangato.
                                                                    Michela  Volpones



La nostra crisi

È mai possibile che tutto ciò non abbia indignato nessuno? Oggi giorno ci s’indigna per tutto, per tutto quello per cui non vale la pena indignarsi. Sfido, chi ha capito per cosa manifestassero i black-block in piazza a Roma? Per cosa manifestava quella pozzanghera di ragazzi (appartenenti al ‘collettivo studenti Rimini’) vestiti di bianco in piazza Tre martiri qualche settimana fa? Se ai vostri occhi è scappato o parso più che naturale questo evento, agli occhi dell'euro parlamentare del partito conservatore britannico, Nigel Farage, no. Quanto segue è l'elenco delle teste mozzate dall' 'eurogarchia' del tandem Merkozy: Islanda, Irlanda, Portogallo, Spagna, Grecia e ora Italia. Dopo aver costretto il Premier Papandreau a dimettersi senza chiedere alcun giudizio al δῆμος greco, l'ultimo in ordine cronologico a salire sul patibolo, dopo i capi di governo delle già citate nazioni, è Silvio Berlusconi, la cui testa rotola tra le risa e la festa di tutti passando proprio sotto le gambe del suo sostituto, il prima sconosciuto e poi acclamato Prof. Mario Monti, economista di fama mondiale.
Ora, portato a giudizio di tutti questo fatto, vorrei capire se, e in che modo, siamo arrivati ad una sospensione della democrazia. Questo governo impostoci dall’Europa e, in secondo luogo, dal presidente Napolitano, dovrebbe riportare lustro al nostro paese, dovrebbe nuovamente rendere merito al nostro nome. Solo, questo dovrebbe essere compito di politici scelti da noi, sia chiaro, politica è, come insegna un grande uomo “la più alta forma di carità”. Colui che dovrebbe rappresentare la credibilità degli italiani, non dovrebbe essere scelto dagli stessi italiani? Forse il giudizio del polo franco-tedesco vale più di quello di 60 milioni di italiani? Detto questo, ora, non è il momento di scendere in piazza a manifestare, a scioperare, è il momento, nonostante tutto, crisi, manovra, tagli e lacrime, di rimboccarsi le maniche e di lavorare, di faticare, per ricominciare, noi italiani, a ridare lustro al nostro paese. Le grandi rivoluzioni, non partono mai dall’alto; questo insegna che la storia non è solo Cesare, Napoleone e Garibaldi, la storia siamo noi, tutti noi. La prima crisi è quella dell’identità, ormai morta, di ognuno di noi.
                                                                                                          Giacomo Morigi

Piccola richiesta
Le cose cambiano quando cambio io, quando cambi tu. Quando decidiamo per esempio di leggere i giornali, quando decidiamo di scontrarci con il professore o con il compagno in dialoghi che finalmente siano costruttivi e non distruttivi - distruttivi come tanti pensieri politici odierni, che non hanno fatto altro che contribuire alla rovina di questo paese. La mia piccola richiesta è che non si guardi più al passato con indifferenza, come se tutto ciò che è accaduto prima di noi fosse acqua sotto i ponti, ma come condizione sine qua non accadrebbe ora quello che sta accadendo. "Il nostro destino è nelle nostre origini", nelle nostre radici, radici inevitabilmente cristiane (anche se c'è chi esita o prova vergogna nel definirle tali). Il Papa Benedetto XVI, nel concludere il discorso al Bundestag, dice: «La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.»
L'attualità non si capisce con l'attualità, ma si capisce con la storia.
Come quando si costruiscono le case: ci dev'essere un terreno solido perché si possano iniziare i lavori. La storia è questo strumento su cui noi possiamo costruire, su cui possiamo iniziare i lavori. Si guardi indietro, per controllare che la strada sia quella giusta, e si guardi avanti, una volta certi della strada imboccata.
                                                                   Gregorio Facciotto



                                                       
In Pospettiva:
1984 di G.Orwell : "chi controlla il passato" diceva lo slogan del partito "controlla il futuro. chi controlla il presente controlla il passato."
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