Qui è possibile scaricare il PDF: .http://www.scribd.com/doc/79634328/volantino-edizione-n3
Siamo tribolati da ogni parte, ma non schiacciati
L'abbandono della nave
Il comandante Schettino nella notte di sabato 14 ha abbandonato la nave, è venuto meno a un giuramento stringente: il comandante è l'ultimo a dover andarsene dalla nave in caso di pericolo e invece lui si trovava già sulla terra ferma, mentre centinaia di persone tentavano disperatamente di salvarsi.
E in Italia scoppia l'accusa: i telegiornali iniziano a bombardare con ipotesi e colpe, si parla di errore umano, si inizia a mettere in croce ogni singola azione compiuta in quella notte da Schettino.
Ma vi chiedo: quanti uomini ogni giorno abbandonano la loro nave? Quanti continuano a tradire bestialmente giuramenti di fedeltà stretti non appena al cospetto di un qualsiasi generale della marina? Quanti uomini codardi e svogliati continuano ogni mattina a farsi scappare di mano il timone?
Proprio in questi giorni sono stati arrestati alcuni infermieri e la direttrice di una casa di riposo per anziani a San Remo perché da anni abitualmente picchiavano e maltrattavano i malati. Loro non hanno abbandonato la nave? Ci interessa forse meno l'abbandono di centinaia di professori che non riuscendo a farsi "rispettare" dai propri alunni o addirittura "non trovando terreno fertile in quelli", decidono di lasciar fare, distendono le gambe sulla cattedra e aprono il quotidiano per leggere qualche notizia?
Giorno dopo giorno, una continua deriva; un popolo che continua a far affondare il proprio compito, trascinando con sé in basso anche quel poco di buono che si è ancora conservato. Laura Mariotti
Donate tutto (part II)
«Che vale il mondo rispetto alla vita?
E che vale la vita, se non per essere data?
Forse che il fine della vita è vivere?
Non vivere ma morire
e dare in letizia quel che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertà.
la grazia, la giovinezza eterna!»
E che vale la vita, se non per essere data?
Forse che il fine della vita è vivere?
Non vivere ma morire
e dare in letizia quel che abbiamo.
Qui sta la gioia, la libertà.
la grazia, la giovinezza eterna!»
Paul Claudel così scriveva. E così terminava la seconda edizione de Il Crepuscolo:
«Tutto ciò che ci circonda è precario; tutto ciò che pensiamo di possedere è vana cosa. C'è solo un modo per possedere davvero le cose. Donate tutto. »
Se avessimo - io in prima persona - questa coscienza forte e profonda del valore del sacrificio, dell'investire tutto me stesso in ciò che faccio - ovvero nello studio - penso che non succederebbero molte cose tragiche che ora purtroppo stanno accadendo. Prima fra tutte, la mediocrità e l'ignavia di molti, di troppi uomini dei nostri tempi, tra cui noi. Anzi, tra cui me. Gente che si rifiuta di scegliere il bene, il giusto, il bello; gente che preferisce la vita comoda nell' ignoranza e nell'omertà, anziché reattiva e partecipe. Sempre più amaramente mi accorgo di un'Italia egoista, avida di denaro, potere e successo; un'Italia cattiva, violenta, sadica.
C'è un'alternativa migliore, più saggia, più umana, io credo, che questo mondo - dominato sempre più da potenti idioti e da cazzate alla tv - non conosce o nasconde: è l'alternativa del sacrificio, inteso come "l'atto in cui si rende sacro qualcosa". Sperimentiamo come "sacro" ciò che supera la nostra vita e le dà significato, come scrive anche Jacek Kuron. E in fondo il sacrificio è proprio questo: vivere donando la propria esistenza (cuore, cervello e muscoli) per il Bene, mio e degli altri. Perciò credo che sia questo il segreto grazie al quale l'Italia può rialzarsi, non solo dalla crisi, ma anche dal torpore in cui giace inconsapevolmente. E' una meravigliosa immagine quella di un' Italia abitata da persone che, dal fornaio che sta sotto casa al Primo Ministro, dall'alunno dell'ultimo banco al professore, da me a te, mettono passione, gusto, intensità, amore in ciò che fanno. Rendere sacro ciò che si fa, sempre, porterebbe alla nostra resurrezione.
Come quando una madre cucina per i propri figli: accade a volte che sia stanca, e non voglia andare a far la spesa e mettersi ai fornelli. L'amore per i suoi figli non è forse più grande di tutta la fatica spesa? La madre sa che varrà sempre la pena faticare per i suoi figli. Il suo sacrificio non è vano, mai. Il nostro sacrificio non sarà vano, mai.
Gregorio Facciotto
“Ed io me ne andrò zitto tra gli uomini che non si voltano”
Un servizio su Rai Uno di qualche giorno fa mostrava la stretta connessione che è nata fra le conseguenze della crisi economica e l'aumento dei suicidi in Italia: c'è chi trova soluzione a problemi economici solo nella morte, non riuscendo più a sopportare il peso e il grigiore di questo tempo. Dietro le manovre, lo spread, le statistiche sulla disoccupazione, c'è quella parte della crisi legata profondamente all'aspetto umano. Quel servizio parlava di un imprenditore, suicidatosi perché non avrebbe più potuto pagare i debiti della sua piccola impresa e di due pensionati che, dicevano, non sarebbero più riusciti a vivere una vita dignitosa.
Oppure un articolo de La Repubblica - 2 gennaio 2012 - riportava:
"Depresso per la crisi che lo aveva costretto a licenziare alcuni dei suoi dipendenti. L’ultimo dell’anno la cena con i familiari, poi si è allontanato. Ha ingerito barbiturici e si è impiccato."
Anche l'indagine compiuta da Eures (istituto di ricerche economiche e sociali) è sconvolgente: un suicidio al giorno tra i disoccupati italiani.
Venire a conoscenza di queste notizie porta al limite di uno strapiombo. Immedesimandoci, possiamo arrivare a sentire la consistenza più profonda di questi gesti. Guardarli attentamente, soffermarsi sulla pagina di giornale e non semplicemente sfogliarlo come fosse un album di foto, riporta alla vita perché la risveglia.
Un problema economico può essere il fiammifero che appicca l'incendio del "male di vivere", ma può essere l'incapacità di riuscire a pagare tutte le spese a dominare sul valore della vita? Cosa la rende degna di essere vissuta?
Come possiamo essere nobili pur non avendo un soldo in tasca?
Michela Volpones
Glossario: Crisi
Liberiamo dal peso che si è ritrovata addosso la parole 'Crisi', liberiamola e ridoniamole la sua naturale forma.
Crisi viene dal greco krisiς e significa Scelta, Giudizio, intesa come la fase di passaggio, il momento più delicato in cui l'uomo, come tale, è chiamato a giudicare. Nel linguaggio medico è la fase in cui il malato si trova in bilico tra la guarigione e la morte, il momento in cui la scelta fra bene e male si rende necessaria.
______________________________________________________________________________________________________________
«Tutto ciò che ci circonda è precario; tutto ciò che pensiamo di possedere è vana cosa. C'è solo un modo per possedere davvero le cose. Donate tutto. »
Se avessimo - io in prima persona - questa coscienza forte e profonda del valore del sacrificio, dell'investire tutto me stesso in ciò che faccio - ovvero nello studio - penso che non succederebbero molte cose tragiche che ora purtroppo stanno accadendo. Prima fra tutte, la mediocrità e l'ignavia di molti, di troppi uomini dei nostri tempi, tra cui noi. Anzi, tra cui me. Gente che si rifiuta di scegliere il bene, il giusto, il bello; gente che preferisce la vita comoda nell' ignoranza e nell'omertà, anziché reattiva e partecipe. Sempre più amaramente mi accorgo di un'Italia egoista, avida di denaro, potere e successo; un'Italia cattiva, violenta, sadica.
C'è un'alternativa migliore, più saggia, più umana, io credo, che questo mondo - dominato sempre più da potenti idioti e da cazzate alla tv - non conosce o nasconde: è l'alternativa del sacrificio, inteso come "l'atto in cui si rende sacro qualcosa". Sperimentiamo come "sacro" ciò che supera la nostra vita e le dà significato, come scrive anche Jacek Kuron. E in fondo il sacrificio è proprio questo: vivere donando la propria esistenza (cuore, cervello e muscoli) per il Bene, mio e degli altri. Perciò credo che sia questo il segreto grazie al quale l'Italia può rialzarsi, non solo dalla crisi, ma anche dal torpore in cui giace inconsapevolmente. E' una meravigliosa immagine quella di un' Italia abitata da persone che, dal fornaio che sta sotto casa al Primo Ministro, dall'alunno dell'ultimo banco al professore, da me a te, mettono passione, gusto, intensità, amore in ciò che fanno. Rendere sacro ciò che si fa, sempre, porterebbe alla nostra resurrezione.
Come quando una madre cucina per i propri figli: accade a volte che sia stanca, e non voglia andare a far la spesa e mettersi ai fornelli. L'amore per i suoi figli non è forse più grande di tutta la fatica spesa? La madre sa che varrà sempre la pena faticare per i suoi figli. Il suo sacrificio non è vano, mai. Il nostro sacrificio non sarà vano, mai.
Gregorio Facciotto
“Ed io me ne andrò zitto tra gli uomini che non si voltano”
Un servizio su Rai Uno di qualche giorno fa mostrava la stretta connessione che è nata fra le conseguenze della crisi economica e l'aumento dei suicidi in Italia: c'è chi trova soluzione a problemi economici solo nella morte, non riuscendo più a sopportare il peso e il grigiore di questo tempo. Dietro le manovre, lo spread, le statistiche sulla disoccupazione, c'è quella parte della crisi legata profondamente all'aspetto umano. Quel servizio parlava di un imprenditore, suicidatosi perché non avrebbe più potuto pagare i debiti della sua piccola impresa e di due pensionati che, dicevano, non sarebbero più riusciti a vivere una vita dignitosa.
Oppure un articolo de La Repubblica - 2 gennaio 2012 - riportava:
"Depresso per la crisi che lo aveva costretto a licenziare alcuni dei suoi dipendenti. L’ultimo dell’anno la cena con i familiari, poi si è allontanato. Ha ingerito barbiturici e si è impiccato."
Anche l'indagine compiuta da Eures (istituto di ricerche economiche e sociali) è sconvolgente: un suicidio al giorno tra i disoccupati italiani.
Venire a conoscenza di queste notizie porta al limite di uno strapiombo. Immedesimandoci, possiamo arrivare a sentire la consistenza più profonda di questi gesti. Guardarli attentamente, soffermarsi sulla pagina di giornale e non semplicemente sfogliarlo come fosse un album di foto, riporta alla vita perché la risveglia.
Un problema economico può essere il fiammifero che appicca l'incendio del "male di vivere", ma può essere l'incapacità di riuscire a pagare tutte le spese a dominare sul valore della vita? Cosa la rende degna di essere vissuta?
Come possiamo essere nobili pur non avendo un soldo in tasca?
Michela Volpones
Glossario: Crisi
Liberiamo dal peso che si è ritrovata addosso la parole 'Crisi', liberiamola e ridoniamole la sua naturale forma.
Crisi viene dal greco krisiς e significa Scelta, Giudizio, intesa come la fase di passaggio, il momento più delicato in cui l'uomo, come tale, è chiamato a giudicare. Nel linguaggio medico è la fase in cui il malato si trova in bilico tra la guarigione e la morte, il momento in cui la scelta fra bene e male si rende necessaria.
______________________________________________________________________________________________________________
La scuola è dannosa e inutile! … (?)
Vi siete mai accorti che è in atto un tremendo complotto ai danni della scuola!?
Un complotto ben organizzato e di “dimensioni planetarie”, ma allo stesso tempo molto ben mascherato. Volete un esempio? Basta prendere i film o i libri che parlano del mondo degli adolescenti: il loro essere a scuola è un semplice e fastidioso sottofondo privo di interesse, anche abbastanza stupido. Proprio qui sta il complotto: sotto sotto ci si sta convincendo che la scuola non è altro che tempo perso, un dazio che va pagato a non-si-sa-bene-chi, una grande parentesi dalla vita vera degli innamoramenti, dello sport e di tutto ciò che conta … Ma pensandoci bene, passiamo a scuola la metà della nostra vita: dai 6 anni ai 18! È mai possibile che tutto questo tempo sia tempo buttato? Che sia tutto inutile? Che serva solo a farsi delle amicizie o a socializzare? Per non parlare della balla che lo studio serve a costruirsi una posizione sociale rispettata e onorevole. È una follia generalizzata!
Molto probabilmente quel qualcuno che ha inventato la scuola, che ha inventato lo stare dietro i banchi ad ascoltare un maestro che parla, ci credeva veramente, credeva che ciò che aveva pensato servisse a qualcosa e che fosse utile passarci in mezzo gran parte della propria vita.
E mi sa che è proprio così. Forse questi momenti di difficoltà ci stanno costringendo a valutare con attenzione e a dare il giusto peso alle nostre attività e anche al nostro essere a scuola, per non perdere di vista il valore delle cose che stiamo vivendo. Proviamo dunque a guardare quanto di noi si apre, ci si rivela e si rende vero dentro le materie che ogni giorno studiamo; proviamo a guardare quanto di noi cresce nel seguire il metodo che lo studio ci impone a dispetto della frenetica velocità di un mondo che tutto frantuma in un battere di ciglia; proviamo a guardare quanto è bello e appassionante conoscere cose nuove di cui non sospettavamo minimamente l’esistenza, che all’inizio forse non ci interessavano minimamente; proviamo a sconfiggere questo complotto che avvelena la vita degli studenti di sempre, che affatica anche il lavoro degli insegnanti e forse vedremo con più chiarezza quante sorprese ancora la scuola ci riserva, quanto ha ancora da dirci.
Prof. Nunzio Sassetti
Vi siete mai accorti che è in atto un tremendo complotto ai danni della scuola!?
Un complotto ben organizzato e di “dimensioni planetarie”, ma allo stesso tempo molto ben mascherato. Volete un esempio? Basta prendere i film o i libri che parlano del mondo degli adolescenti: il loro essere a scuola è un semplice e fastidioso sottofondo privo di interesse, anche abbastanza stupido. Proprio qui sta il complotto: sotto sotto ci si sta convincendo che la scuola non è altro che tempo perso, un dazio che va pagato a non-si-sa-bene-chi, una grande parentesi dalla vita vera degli innamoramenti, dello sport e di tutto ciò che conta … Ma pensandoci bene, passiamo a scuola la metà della nostra vita: dai 6 anni ai 18! È mai possibile che tutto questo tempo sia tempo buttato? Che sia tutto inutile? Che serva solo a farsi delle amicizie o a socializzare? Per non parlare della balla che lo studio serve a costruirsi una posizione sociale rispettata e onorevole. È una follia generalizzata!
Molto probabilmente quel qualcuno che ha inventato la scuola, che ha inventato lo stare dietro i banchi ad ascoltare un maestro che parla, ci credeva veramente, credeva che ciò che aveva pensato servisse a qualcosa e che fosse utile passarci in mezzo gran parte della propria vita.
E mi sa che è proprio così. Forse questi momenti di difficoltà ci stanno costringendo a valutare con attenzione e a dare il giusto peso alle nostre attività e anche al nostro essere a scuola, per non perdere di vista il valore delle cose che stiamo vivendo. Proviamo dunque a guardare quanto di noi si apre, ci si rivela e si rende vero dentro le materie che ogni giorno studiamo; proviamo a guardare quanto di noi cresce nel seguire il metodo che lo studio ci impone a dispetto della frenetica velocità di un mondo che tutto frantuma in un battere di ciglia; proviamo a guardare quanto è bello e appassionante conoscere cose nuove di cui non sospettavamo minimamente l’esistenza, che all’inizio forse non ci interessavano minimamente; proviamo a sconfiggere questo complotto che avvelena la vita degli studenti di sempre, che affatica anche il lavoro degli insegnanti e forse vedremo con più chiarezza quante sorprese ancora la scuola ci riserva, quanto ha ancora da dirci.
Prof. Nunzio Sassetti
Il cimitero degli angeli
Superata abbondantemente – già nel 2007 – la soglia dei 100.000 aborti in un anno in Italia.
Non tutti sanno come i feti, questi piccoli bimbi privati del diritto della vita e di ogni altra cosa, vengano ‘smaltiti’. Sì, sono smaltiti. Strappati dal seno materno, brutalmente uccisi con tecniche che variano dall’aspirazione del bambino dall’utero o dalla morte per immaturità – il bambino è partorito ancora immaturo e non sviluppato; venuto alla luce decede – vengono impacchettati nel cellofan e smaltiti nelle discariche come ‘materiale ospedaliero speciale’.
Senza dilungarsi, non si può negare che questo bambino, il feto, è l’atto supremo di amore di due persone, il concepimento della vita degli amanti; chi butterebbe via le fedi nuziali al matrimonio?
Ora, poco tempo fa, a Roma, su iniziativa del Campidoglio, è nato il ‘Cimitero degli Angeli’. Cimitero per i feti del comune di Roma che altrimenti finirebbero nella più insulsa spazzatura. Lapidi tutte identiche, bianche, contrassegnate solamente da un numero seriale; all’entrata, una grande statua di un Angelo bianco, imponente, come fosse lì per proteggerli ed accompagnarli.
Subito ha fatto discutere tutto ciò.
Grida di protesta si sono alzate da molte file: Partito Democratico, minoranze affini e UAAR – Unione degli Atei Agnostici Razionalisti -.
In un commento ad uno dei tanti articoli scritti in proposito si può leggere così:
“Anche i vermi hanno un DNA unico e irripetibile, ma nessuno si sognerebbe di fare un cimitero per vermi.”
Questi inni alla laicità – termine abusato e stuprato a più non posso , che userò qui per convenienza, laico vuol dire del popolo – da troppo tempo ormai hanno abbattuto il muro della ragione e della serietà.
Gandhi: "Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine."
Pier Paolo Pasolini : "Sono traumatizzato della legalizzazione dell'aborto perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio."
Non è invenzione della Chiesa Cattolica, non è moralismo gratuito, è evidentemente una tematica che trafigge il cuore di molte persone e bambini.
A parere dei tanti ‘laici’ si sta progredendo verso una società moralmente ed eticamente perfetta, pura in ogni sua forma, purgata da ogni pregiudizio ed ingiustizia morale. Questo a me non sembra. La perfezione, la libertà, non è l’assenza di limiti. Madre Teresa di Calcutta diceva, anticipando ogni pensiero anti abortista: “Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. [...]" .
Crisi o non crisi, etica o non etica, circostanze o non, la vita è indiscutibilmente il mio ed il tuo dono più grande, chi lo nega è un codardo.
Giacomo Morigi
Superata abbondantemente – già nel 2007 – la soglia dei 100.000 aborti in un anno in Italia.
Non tutti sanno come i feti, questi piccoli bimbi privati del diritto della vita e di ogni altra cosa, vengano ‘smaltiti’. Sì, sono smaltiti. Strappati dal seno materno, brutalmente uccisi con tecniche che variano dall’aspirazione del bambino dall’utero o dalla morte per immaturità – il bambino è partorito ancora immaturo e non sviluppato; venuto alla luce decede – vengono impacchettati nel cellofan e smaltiti nelle discariche come ‘materiale ospedaliero speciale’.
Senza dilungarsi, non si può negare che questo bambino, il feto, è l’atto supremo di amore di due persone, il concepimento della vita degli amanti; chi butterebbe via le fedi nuziali al matrimonio?
Ora, poco tempo fa, a Roma, su iniziativa del Campidoglio, è nato il ‘Cimitero degli Angeli’. Cimitero per i feti del comune di Roma che altrimenti finirebbero nella più insulsa spazzatura. Lapidi tutte identiche, bianche, contrassegnate solamente da un numero seriale; all’entrata, una grande statua di un Angelo bianco, imponente, come fosse lì per proteggerli ed accompagnarli.
Subito ha fatto discutere tutto ciò.
Grida di protesta si sono alzate da molte file: Partito Democratico, minoranze affini e UAAR – Unione degli Atei Agnostici Razionalisti -.
In un commento ad uno dei tanti articoli scritti in proposito si può leggere così:
“Anche i vermi hanno un DNA unico e irripetibile, ma nessuno si sognerebbe di fare un cimitero per vermi.”
Questi inni alla laicità – termine abusato e stuprato a più non posso , che userò qui per convenienza, laico vuol dire del popolo – da troppo tempo ormai hanno abbattuto il muro della ragione e della serietà.
Gandhi: "Mi sembra chiaro come la luce del giorno che l'aborto è un crimine."
Pier Paolo Pasolini : "Sono traumatizzato della legalizzazione dell'aborto perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio."
Non è invenzione della Chiesa Cattolica, non è moralismo gratuito, è evidentemente una tematica che trafigge il cuore di molte persone e bambini.
A parere dei tanti ‘laici’ si sta progredendo verso una società moralmente ed eticamente perfetta, pura in ogni sua forma, purgata da ogni pregiudizio ed ingiustizia morale. Questo a me non sembra. La perfezione, la libertà, non è l’assenza di limiti. Madre Teresa di Calcutta diceva, anticipando ogni pensiero anti abortista: “Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l'aborto, perché è una guerra diretta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. [...] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c'è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. [...]" .
Crisi o non crisi, etica o non etica, circostanze o non, la vita è indiscutibilmente il mio ed il tuo dono più grande, chi lo nega è un codardo.
Giacomo Morigi
Rialziamoci dal fango
"Oh dio! Oh dio! Quante stanche, stantie, banali, e senza alcun costrutto m'appaiono, ora , le costumanze di questo mondo!" (W.Shakespeare - Amleto)
Crisi. Questa parola ormai non smette più di rimbombarci nelle orecchie e giorno dopo giorno, da un anno a questa parte, i media ci propinano informazioni, reazioni e scalpori suscitati da questa crisi finanziaria che, ora più che mai, prende le sembianze di un mostro insormontabile. Tuttavia ogni giorno mi è sempre più chiaro che un’altra crisi passa inosservata: nessuno ne parla, ma la sua presenza si fa sentire, silenziosamente. Quella di cui sto parlando è la gigantesca crisi dell'uomo; la crisi di noi che ci troviamo ormai senza più certezze, senza più un’etica, storditi dal mito del sabato sera e dalla relativizzazione di ogni cosa: non ci fidiamo di nessuno; giustizia e verità non sono altro che meri concetti soggettivi; nessuno è più cosciente delle cose che gli interessano davvero. Quello che manca è la presenza di uomini veri, veri inteso come capaci di riconoscere il proprio limite, il proprio essere effimero, e che, in funzione di ciò non smettono di porsi domande sulle cose che li circondano e di cercare le cose che veramente contano. Ognuno di noi vorrebbe che il caos in cui viviamo cambiasse, vorrebbe che tutti fossero più “uomini”, ma per fare ciò devo cambiare io in prima persona. Nelle cose che studio, in modo inaspettato, non riscontro questa incertezza dei valori dell’uomo che attanaglia il mondo, ma scopro sempre di più le storie di uomini capaci di ammettere di aver bisogno, di essere in balia di un destino che non comandano, di avere delle domande inguaribili, grazie alle quali non smettono di chiedersi il senso delle cose e puntare in alto, alla giustizia, alla verità, al bene. I greci mi mostrano come l’uomo e le sue opere siano piccoli ed inconsistenti; i romani mi invitano a perseguire la virtù e il bene; Shakespeare mi mostra ancora più chiaramente il dramma della condizione umana e la filosofia dà voce alle domande più profonde dell’animo umano. Il mio cambiamento sta avvenendo tramite lo studio, ora, e sta a noi decidere se vogliamo cambiare per mutare questa società.
Cecilia Leardini
In Prospettiva:
Revolutionary Road delinea la vita di una coppia di coniugi scemata nei sobborghi americani dabbene di metà anni 50, e la loro ribellione contro la noia e il conformismo:
April Wheeler: Ascolta, ascoltami bene, è quello che sei che viene soffocato, è quello che sei che viene negato e negato in questo genere di vita.
- Frank Wheeler: Sarebbe a dire?
- April Wheeler: Non lo sai tu? Sei la cosa più bella e preziosa che c'è al mondo, sei un uomo.
Schettino, l’umiliazione di quell’uomo e il marciume del moralismo – Il Foglio -
E proprio in “quell’uomo” c’è una segreta, silenziosa implorazione, che non riesce neanche a prendere forma, tanto è capacità dimenticata o rifuggita: “Perdonatemi”. Perdonami. Tu, a cui ho rovinato l’esistenza: perdonami. Tu, se puoi, perdona un inescusabile.
Si può voler bene a un uomo inescusabile? Si può amare l’uomo? Perché, quando si ama un uomo, lo si ama così com’è. Questo è il dramma eterno: per poter amare “quell’uomo” occorre qualcosa di ultimamente “ingiusto” e contemporaneamente “l’unica giustizia desiderabile”, quella per la quale saremmo salvati, saremmo amati. "
"Oh dio! Oh dio! Quante stanche, stantie, banali, e senza alcun costrutto m'appaiono, ora , le costumanze di questo mondo!" (W.Shakespeare - Amleto)
Crisi. Questa parola ormai non smette più di rimbombarci nelle orecchie e giorno dopo giorno, da un anno a questa parte, i media ci propinano informazioni, reazioni e scalpori suscitati da questa crisi finanziaria che, ora più che mai, prende le sembianze di un mostro insormontabile. Tuttavia ogni giorno mi è sempre più chiaro che un’altra crisi passa inosservata: nessuno ne parla, ma la sua presenza si fa sentire, silenziosamente. Quella di cui sto parlando è la gigantesca crisi dell'uomo; la crisi di noi che ci troviamo ormai senza più certezze, senza più un’etica, storditi dal mito del sabato sera e dalla relativizzazione di ogni cosa: non ci fidiamo di nessuno; giustizia e verità non sono altro che meri concetti soggettivi; nessuno è più cosciente delle cose che gli interessano davvero. Quello che manca è la presenza di uomini veri, veri inteso come capaci di riconoscere il proprio limite, il proprio essere effimero, e che, in funzione di ciò non smettono di porsi domande sulle cose che li circondano e di cercare le cose che veramente contano. Ognuno di noi vorrebbe che il caos in cui viviamo cambiasse, vorrebbe che tutti fossero più “uomini”, ma per fare ciò devo cambiare io in prima persona. Nelle cose che studio, in modo inaspettato, non riscontro questa incertezza dei valori dell’uomo che attanaglia il mondo, ma scopro sempre di più le storie di uomini capaci di ammettere di aver bisogno, di essere in balia di un destino che non comandano, di avere delle domande inguaribili, grazie alle quali non smettono di chiedersi il senso delle cose e puntare in alto, alla giustizia, alla verità, al bene. I greci mi mostrano come l’uomo e le sue opere siano piccoli ed inconsistenti; i romani mi invitano a perseguire la virtù e il bene; Shakespeare mi mostra ancora più chiaramente il dramma della condizione umana e la filosofia dà voce alle domande più profonde dell’animo umano. Il mio cambiamento sta avvenendo tramite lo studio, ora, e sta a noi decidere se vogliamo cambiare per mutare questa società.
Cecilia Leardini
In Prospettiva:
Revolutionary Road delinea la vita di una coppia di coniugi scemata nei sobborghi americani dabbene di metà anni 50, e la loro ribellione contro la noia e il conformismo:
April Wheeler: Ascolta, ascoltami bene, è quello che sei che viene soffocato, è quello che sei che viene negato e negato in questo genere di vita.
- Frank Wheeler: Sarebbe a dire?
- April Wheeler: Non lo sai tu? Sei la cosa più bella e preziosa che c'è al mondo, sei un uomo.
Schettino, l’umiliazione di quell’uomo e il marciume del moralismo – Il Foglio -
E proprio in “quell’uomo” c’è una segreta, silenziosa implorazione, che non riesce neanche a prendere forma, tanto è capacità dimenticata o rifuggita: “Perdonatemi”. Perdonami. Tu, a cui ho rovinato l’esistenza: perdonami. Tu, se puoi, perdona un inescusabile.
Si può voler bene a un uomo inescusabile? Si può amare l’uomo? Perché, quando si ama un uomo, lo si ama così com’è. Questo è il dramma eterno: per poter amare “quell’uomo” occorre qualcosa di ultimamente “ingiusto” e contemporaneamente “l’unica giustizia desiderabile”, quella per la quale saremmo salvati, saremmo amati. "

