Editoriale
Questo volantino significa anche sputare la terra che abbiamo in bocca, e non nascondersi più tra la folla, e decidere di stare in prima fila, rischiare di essere travolti dal mondo e da ciò che ci impone di essere.[...] Perché ogni volta che sento parlare di rivolte negli ultimi tempi sento anche parlare di vetrine rotte, di macchine date a fuoco, di feriti? [...] Forse la ragione è che abbiamo bisogno di sentirci guardati e di "non essere marionette in mano di banchieri e politicanti". Così come, da bambini, chiedevamo alla mamma un regalo e lei non acconsentiva, iniziavamo ad urlare, a sbraitare... Siamo ora arrivati a dar fuoco a macchine e a devastare strade. Chi potrebbe dire che tutto va bene, che non bisogna aver paura del futuro?
Gregorio Facciotto
Guerriglie urbane, Roma in fiamme
Le strade e le automobili bruciano: la città è in fiamme. Sembra di essere ritornati alla Roma straziata di Nerone. Uomini del ventunesimo secolo, proprio come allora, distruggono sostenendo di ricostruire.
Cosa spinge i black-bloc a rivoltarsi con gesti così esasperati?
Sono disoccupati, giovani studenti, sono uomini che marciano per le strade di Roma. Uomini che con gesti vandalici e violenti sembrano rivendicare i loro diritti nella società. Ma è una reale rivendicazione? O è solamente una furia scagliata contro il sistema perché l’anarchico è affascinante?
E qual è il “Real Problem” per questi rivoltosi organizzati? E’ l’inefficienza del sistema a muovere questi guerriglieri urbani? Molti sostengono che le ragioni siano la crisi del governo, il mancato funzionamento delle strutture pubbliche (come scuole ecc), il capitalismo, la globalizzazione, ma soprattutto la situazione economica critica. Queste rivendicazioni sono tutte giuste e legittime, ma è altrettanto giusto alzare polveroni inutili, degenerando in molotov e sanpietrini, o è solo un distogliere l’attenzione dal “Real Problem”?
C’è bisogno di un cambiamento, questo è vero. Ma secondo voi, c’è un altro modo per dare una svolta?
Ludovica Rencricca, Agnese Ugolini
Sono disoccupati, giovani studenti, sono uomini che marciano per le strade di Roma. Uomini che con gesti vandalici e violenti sembrano rivendicare i loro diritti nella società. Ma è una reale rivendicazione? O è solamente una furia scagliata contro il sistema perché l’anarchico è affascinante?
E qual è il “Real Problem” per questi rivoltosi organizzati? E’ l’inefficienza del sistema a muovere questi guerriglieri urbani? Molti sostengono che le ragioni siano la crisi del governo, il mancato funzionamento delle strutture pubbliche (come scuole ecc), il capitalismo, la globalizzazione, ma soprattutto la situazione economica critica. Queste rivendicazioni sono tutte giuste e legittime, ma è altrettanto giusto alzare polveroni inutili, degenerando in molotov e sanpietrini, o è solo un distogliere l’attenzione dal “Real Problem”?
C’è bisogno di un cambiamento, questo è vero. Ma secondo voi, c’è un altro modo per dare una svolta?
Ludovica Rencricca, Agnese Ugolini
“Manifestare contro le corporation, contro i sistemi basati solo sul profitto. Dimostrare alla mia generazione che volendo, possono accorgersi di noi. E anche temerci”. Sono le parole di un ragazzo di 30 anni che lascia il lavoro con cui si paga gli studi per scendere in mezzo alla folla di Wall Street e cercare di smontare i massimi sistemi che, nell'era del consumismo, tirano i fili della nostra economia.
La gente si sta muovendo, addirittura armando contro questo sistema finanziario per farsi sentire.
Ma quasi mai il popolo , insorgendo violentemente, ha cambiato il corso della storia, mossa, almeno economicamente, dai giganti di compagnie ancora più enormi di loro.
Almeno, però, c'è qualcuno che vuol smuovere un po’ le acque e non è addormentato e rincoglionito dalle pubblicità, come la maggior parte degli italiani che ormai rifiutano perfino di pensare ad avere anche solo un’ opinione politica.
Ma una domanda sorge in modo ancor più pressante che il popolo : a cosa sta servendo tutto questo? Si è forse intrapresa la salvezza del paese dopo che si è fatto un po' di casino per le strade, buttato giù statue della Vergine, aver preparato cartelloni pieni di slogan?
Ma, sopratutto, qual è il modo più efficace per combattere la crisi, per non lasciarsi sperperare come i soldi in Grecia, e per non addossarsi rabbie e rancori così come si formano debiti?
Michela Volpones
Ma quasi mai il popolo , insorgendo violentemente, ha cambiato il corso della storia, mossa, almeno economicamente, dai giganti di compagnie ancora più enormi di loro.
Almeno, però, c'è qualcuno che vuol smuovere un po’ le acque e non è addormentato e rincoglionito dalle pubblicità, come la maggior parte degli italiani che ormai rifiutano perfino di pensare ad avere anche solo un’ opinione politica.
Ma una domanda sorge in modo ancor più pressante che il popolo : a cosa sta servendo tutto questo? Si è forse intrapresa la salvezza del paese dopo che si è fatto un po' di casino per le strade, buttato giù statue della Vergine, aver preparato cartelloni pieni di slogan?
Ma, sopratutto, qual è il modo più efficace per combattere la crisi, per non lasciarsi sperperare come i soldi in Grecia, e per non addossarsi rabbie e rancori così come si formano debiti?
Michela Volpones
Molto più di una formalità o di una questione di qualità.
La Consulta provinciale degli studenti è stata istituita dall’allora ministro della Pubblica istruzione Berlinguer; nasce per dare una voce in capitolo agli studenti, tentativo nobile e ben accetto, ma sicuramente molto limitato. Per chi, come me, ha già potuto votare per la consulta, sembra quasi una ricorrenza formale, e raramente ci chiediamo l'effettivo motivo di questa possibilità, e ancor di meno la responsabilità che ne proviene. Sicuramente i poteri della Consulta sono ristretti a pochi ambiti e finanziati malamente, tuttavia in questi anni mi è parso che la maggior parte delle liste si preoccupassero solamente di esaltare la varietà delle proposte, e usassero come elemento diversificante solo la qualità e la novità di quelle interscolastiche. Cosa può, ogni anno, concretamente, fare la differenza tra le proposte delle liste presentate?
Cosa serve, ogni anno, votare per proposte forse irrealizzabili?
Quest‘ anno c'è stato un cambiamento.
mi sembra che alcune liste abbiano portato una profonda, anche se magari solo accennata e confusa, possibilità di innovazione e di utilizzo della consulta. Si è intravista la possibilità di una consulta come mezzo per ricostruire un’ entità , ormai persa, di una scuola frammentata e menefreghista; la consulta come un nostro strumento per educarci non solo all' esperienza scolastica ma soprattutto ad iniziative studentesche extra scolastiche, mirate ad una cultura utile e nostra.
Gianluca Gemmani
Nessun commento:
Posta un commento