domenica 23 ottobre 2011

Dove si va da qui?

L'odio è un film in bianco e nero del '95 girato da Mathieu Kassovitz nei sobborghi di Parigi.
È la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. A ogni piano, mentre cade, l'uomo non smette di ripetere: "Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene..."




«E' la storia di una società che precipita, e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio: "fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene."
Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio.

mi rivolgo soprattutto ai miei amici più prossimi:
sappiamo bene che la nosta società non è perfetta, e questo è un dato di fatto; ma ciò che ci sfugge, o che magari ci facciamo sfuggire, è il modo illusorio con cui ci accudisce e ci consola.
Diamo sempre per scontato che il futuro sia, per qualche strana ragione, un elemento sicuramente positivo, come se il paese in cui viviamo fosse un entità infallibile, come se l'impalcatura su cui stiamo fosse indistruttibile.
Ma non è così.
Per noi è assai facile fare esperienza nel quotidiano della nostra imperfezione, dei nostri errori, dei nostri fallimenti; ma non sono forse persone come noi (e noi stessi in realtà) a formare l'impalcatura del nostro paese?
Allora come può essere perfetto?

Siamo talmente abituati - anche a causa del periodo in cui siamo nati - a dare per scontato il futuro, che neanche presumiamo una possibile "caduta". E inesorabilmente continuiamo a ripeterci "Fino a qui tutto bene".
Ci siamo creati un orizzonte che si limita al nostro giardino di casa, che non rispecchia assolutamente la totalità della realtà in cui viviamo; la crisi esiste, il 5/10% degli italiani (e non parliamo di immigrati e simili) non ha di che vivere; smettiamola di sentire questi argomenti come al di fuori del nostro giardino di casa. Smettiamola di farci consolare o all'opposto di accanirci contro un governo confuso, che non può e non potrà mai essere infallibile; ma piuttosto, (sentendoci in prima fila) chiediamoci:

Dove si va da qui?




Giangi Gemmani, il critichino
(con una sinusite feroce il 23/10/2011 alle 21:25)

2 commenti:

  1. Direi che un passo ancora prima è capire bene dove siamo, prima di capire dove andiamo.

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  2. certo, hai ragione; infatti la critica è proprio in questo nel conoscere, uscendo dal nostro giardinetto, ciò che ci circonda, che però non è fermo ma ha una direzione (positiva o negativa).
    io penso un po' quindi che "dove" e "verso dove"
    siano legate e indispensabili l'una all'altra.
    (scusa se sono un po' contorto)

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