Mi è sembrato illuminante, perchè con massima chiarezza offre una chiave di lettura interessante sulla radice della crisi odierna. E come tale è degno di essere condiviso con voi.
Per chi fosse curioso di dare un'occhiata all'intero articolo, questo è stato pubblicato giovedì 27 ottobre 2011 su "La Voce" di Rimini.
P.F: L'attuale crisi economico-finanziaria globale e nazionale, rende evidenti una difficoltà di azione della politica e delle istituzioni ma anche una mancanza culturale che riguarda tutti, a partire dal cittadino della strada. Qual è il suo giudizio?
A.B: Ritengo che proprio le recenti manifestazioni dei cosiddetti Indignados mostrino tutto il limite di una posizione personale, e collettiva, incentrata solo sul lamento circa i colpevoli, e sulla pretesa che altri risolvano, ma sempre al di fuori di un coinvolgimento e di una responsabilità personali. Gli ultimi anni raccontano proprio la mancanza di senso del sacrificio, nell'impresa come nel risparmio: è significativo che le imprese, concertando con il sindacato, abbiano svuotato di significato la manovra governativa sulla flessibilità, mancando ad un'assunzione di responsabilità che solo Marchionne ha mostrato di saper portare. Così come fa riflettere che in tema di risparmio siamo tuttora fermi da un lato alla protezione de-responsabilizzante delle direttive europee, dall'altro alla detenzione pura e semplice di liquidità. In effetti il problema è culturale, ovvero di posizione personale.
P.F: Guardando al quadro locale, c'è qualcosa che dovrebbero fare enti locali e organizzazioni di categoria per la ripresa dello sviluppo, oppure siamo dentro un vortice in cui non possiamo decidere niente?
A.B: Non parlerei di vortice, rischiamo di ricadere nel giudizio di cui sopra: nulla dipende da noi, non si può fare altro che lamentarsi... Il problema della ripresa e dello sviluppo, ormai a questo punto è abbastanza chiaro, non è un problema finanziario - le difficoltà finanziarie sono una conseguenza di difficoltà che nascono prima -, ma di voglia di rischiare, di intraprendere, di non lasciarsi risucchiare nel pessimismo.
Gregory, che non ha nessun merito riguardo a questo post - come del resto riguardo agli altri -.
La fredda sera di giovedì 27 ottobre, con la solita emicrania.
best of
RispondiEliminahttp://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/22/Terzo_Millennio_una_zona_grigia_co_9_111022070.shtml
Arca è davvero bellissimo, soprattutto la conclusione:
RispondiElimina"Con la fine di tutto ciò che aveva accompagnato la nostra vita fino a ieri, siamo rimasti i soli artefici del nostro destino. Ne siamo terrorizzati. Abbiamo incontrato il nemico, scoperto che siamo noi e, indignati, ci marciamo contro".